"Un luogo di creatività, libertà, sperimentazione, scoperta ed apprendimento
dove sviluppare la capacità di osservazione e di critica."

La conoscenza plurisensoriale, l’osservazione della natura e delle opere d’arte, la sperimentazione di materiali, strumenti e tecniche, attraverso il gioco come scoperta, secondo il principio del “fare insieme per capire” stimolano la creatività infantile come premessa al conseguimento di una personalità originale ed autonoma.

La didattica museale per bambini

Come vede l’arte un bambino? Domanda difficile. La vede dal basso, nel senso della comprensione (oltre che della statura…)? O la vede da un punto di vista privilegiato, quello di chi non ha quasi condizionamenti né pregiudizi di gusto o di qualità?

Fino a poco tempo fa questi argomenti non erano oggetto di particolare attenzione; ora però il bambino sta conquistando un posto nelle sale dei musei del mondo sulla scia di una serie di fenomeni interessanti: la nascita della didattica museale per bambini, strumento privilegiato per bambini che vanno al museo; il diffondersi della didattica dell’arte e dei laboratori creativi nelle scuole per l’infanzia e primarie; il proliferare dei “Children’s museums” che solo ultimamente stanno sorgendo sul territorio mondiale.

È scientificamente dimostrato che dal punto di vista dell’apprendimento, dello sviluppo del senso sociale, dell’emotività i primi anni del bambino sono i più ricchi, determinanti per il formarsi del carattere e del gusto che manterrà da adulto. Senza scendere in dettagli clinici, nei bambini affetti da disturbi comportamentali o da patologie di varia natura coinvolti in percorsi d’arte (museali ed extra-museali) sono stati riscontrati notevoli miglioramenti. La visione, la spiegazione, l’interazione e la pratica creativo-laboratoriale sono alla base di ogni didattica dell’arte per bambini.

Rispetto alla didattica per adulti, che pure si sta modificando in senso sempre più pratico, quella per bambini deve catturare l’attenzione del piccolo spettatore facendo poco ricorso alla tradizionale “lezione frontale” ed usando invece stimolazioni multiple che gli consentano di capire i vari livelli di lettura dell’opera, dal visivo, al tattile, agli altri livelli sensoriali, passando per il gioco, l’esercizio del gusto, la pratica della fantasia, l’interazione positiva con il manufatto d’arte.

Non è un caso che si tratti per lo più di musei d’arte contemporanea, (…) per ragione di affinità: spesso i bambini approcciano in modo più diretto ed intuitivo un’opera d’arte contemporanea rispetto ad un manufatto archeologico o ad un dipinto antico dalle mille declinazioni di senso e di stile.

Di solito le proposte di didattica per bambini si rivolgono ai singoli o alle scolaresche; per lo più la conoscenza del museo avviene unendo la spiegazione di alcuni aspetti dell’opera, quelli funzionali al raggiungimento di un obiettivo cognitivo o di un risultato creativo, alla pratica laboratoriale, sia verbale che attiva, in cui con supporti visivi, tecnologici, materiali da utilizzare il bambino si può cimentare nella pratica dell’arte, sentendosi, si auspica, più vicino all’artista, meno intimidito dall’opera e dal museo che la contiene. È questo il senso più profondo della didattica museale per bambini.

Non solo formarne la sensibilità, prepararli ad una crescita più consapevole, oltre che ricca, ma anche “svecchiare”, mi si passi la parola, l’immagine diffusa del museo come luogo polveroso, immutabile, silenzioso, spesso noioso.

Tuttora molte persone si stupiscono o si infastidiscono quando vedono gruppi di bambini accendersi davanti ad un dipinto o ad una scultura oppure lavorare con le mani e con la fantasia davanti ad esse; si potrebbe danneggiare, il rumore disturba chi guarda in silenzio, qualche contatto fisico di troppo poi non ne parliamo… E’ un problema solo adulto: i bambini nella maggior parte dei casi mostrano una naturalezza totale, una spontaneità inaudita ed anche una certa serietà quando gli si chiede di dire la loro, di cogliere un dettaglio, di azzardare un’ipotesi, di fare senza o con le regole qualcosa di ispirato alle nozioni apprese, alle emozioni provate davanti alle opere.

(…) Come può tutto questo non migliorare la crescita di chi si affaccia appena alla finestra della vita? Lasciamoci illuminare da Kandinsky:

“I primi colori che mi colpirono furono un verde chiaro e vivace, il bianco e il nero, il rosso carminio e il giallo ocra. Sono impressioni che risalgono a quando avevo tre anni”.

Non tutti i piccoli fruitori dell’arte diventeranno i padri fondatori dell’astrattismo, tuttavia sono convinta che l’arte renda migliori ed ancora più convinta che male proprio non ne faccia…

Estratti dell’articolo di Laura Panarese per Informagiovani Italia

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